Cenni Storici

Le origini di questa Parrocchia sono strettamente legate al grande terremoto che il 28 dicembre 1908 distrusse Messina. Tra i primi ad occorrere nella città devastata è Don Luigi Orione, – che come si esprime un suo biografo – “Si getta a cormpo morto su lavoro più urgente: quello di cercare i soppravissuti sotto le macerie e seppelire i morti… con la veste sporca di sangue, gli occhi arrossati per la fatica, il passo trascinato per la stanchezza… fino a dormire per terra, dormire accanto a un morto…” Ma Don Orione non doveva essere uno di quegli entusiasti che si lanciarono per portare i primi soccorsi e poi si allontanarono lasciando solo un buon ricordo di se. Egli rimase a Messina diversi anni e fu anche nominato dal Santo Padre Pio X Vicario Generale dell’Arcivescovo Lettemessina_Parrocchiario D’Arigo. Una delle prime cure di Don Orione fu quella di costruire una chiesetta per il culto dei morti  e il conforto dei sopravvisuti e questa fu inaugurata il 04 Novembre 1909, a dieci mesi circa dal terremoto. Sorgeva sopra elevata dinanzi al cimitero su area concessa dal comune, aveva accanto una casa ed un oratorio, e sotto una cripta dedicata alla preghiera espiatrice per le centomila vittime del terremoto. Per questa chiesa aveva chiesto e ottenuto dal Can. Allamano, nipote di S. Giuseppe Cafasso e rettore del Santuario della Consolata di Torino, una copia fedele di quella immagine tanto venerata dai Torinesi e tanto amato dallo steso Don Orione; prima di portarla a Messina, la fece benedire personalmente dal Santo Padre Pio X, il quale arricchi di tutte le indulgenze annesse di Torino. La Consolata divenne divenne allora uno dei titoli mariani più cari al cuore dei Messinesi, tanto bisognosi di consolazione. Fu quella la prima chiesa della Consolata a Messina. Dalla quale si irradiò l’azione di Don Orione e dei suoi figli sulla città. Nel 1933 la baracca fu smontata e il quadro, come l’attività degli Orionisti, fu trasferito nel salone, esso pure barracato, dello oratorio che sorgeva accanto. Allo scoppio della seconda guerra mondiale, fu trasportato a Tropea e custodito in quell’episcopio, e fu una fortuna, perchè poco tempo dopo la baracca finiva distrutta dalle bombe. Frattanto l’Arcivescovo Paino, il 31 gennaio 1943 mediante scritura privata, cedeva alla Piccola Opera della Divina Provvidenza l’Istituto che era sorto come casa dei figli dei carcerati, con i finaziamenti concessi dallo Stato ai sensi della Convenzione del 1928: la concessione veniva perfezionata medante atto pubblico in Not. Giuseppe Saja del 9 setembre 1947, Reg. al n. 1105, e intestata al “Piccolo Cottolengo” della Piccola Opera della Divina Provvidenza in Genova. Costruita la Chesa e benedetta il 9 luglio 1960 essa veniva sucessivamente elevata a sede di Parrocchia con decreto Arcivescovile dell 1 genneaio 1965 e con successivo riconoscimento civile del 20 Ottobre 1967. La chiesa Parrochiale della Consolata copre una parte dell’isolato 29, pervenuta all”Arcivescovo di Messina attraverso die atti successivi. Un primo acquisto di metri quadrati  1500 fu fatto nel 1930 con lo stesso atto con il quale furono acquistate le aree per la costruzione della chiesa parrocchiale S. Clemente, S. Maria dell’Arco, S. Andrea  Avellino. Un secondo acquisto di altri 2658 metri quadrati fu fatto da potere della gestione patrimoniale con atto amministrativo del 7 dicembre 1938. Una parte di quest’area fu impiegata dall’Arcivescovo Paino per la costruzione della Casa per i figli dei Carcerati mentre l’altra, e precisamente quella che si affaccia sulla Via Don Orione, nel 1960, costruirono la nuova chiesa della Consolata. Il complesso edilizio risulta di due parti ben distinte, costruite in tempi diversi e con carateristiche diverse. Primo in ordine di tempo fu costruito l’Istituto, che originariamente era destinato ad accogliere i figli dei carcerati. Il progetto redatto dall’Ing. Francesco Barbaro. L’edificio ha forma rettangolare, con il fronte maggiore di metri 63, che si affaccia sul Viale San Martino , e quello minore di 23. La Chiesa o Santuario della Consolata fu costruita 20 anni dopo, utilizzando le somme concesse dallo Stato per riarazione dei danni bellici, in quanto i locali precedentemente adibiti a chiesaerano stati spazzati via dalle bombe. Un primo proggettoper la costruzione della Chiesa era stato redattodall’Ing. Costante Conti nel marzo 1952, ma non fu realizzato. L’attuale edificio sacro, invece, fu proggettato dall’Architetto prof. Aldo Batuli, che, nell’esecuzione dell’opera, si valse della collaborazione dell’Ing. Cont. L’edificio è costituita da due vani sovrapposti a pianta rettangolare con unica aula a dimensioni interne di metri 35,65 per 17,50. Il piano di sotto è interrato e costituisce la cripta; ha un’altezza utile di metri 4.20 e vi s accede direttamente dal piano superiore attraverso due scale. Il vano di sopra è alto metri 18,50 sino alla gronda. Strutturalmente l’edificio è costituito da sei grandi e sovrastanti soettoni di copertura. Il partito architettonico esterno è molto semplice e affidato prevalentemente al cromatismo decorativo del materiale impiegato per il rivestimento, mateiae che è vario sia per il colore che per la consistenza: marmo, lava, laterizi, ed è disposto a disegno geometrico. Alla decorazione contribuiscono anche le strutture portanti in cemento armato martellinato nelle parti visibili. Ampie vetrate, riccamente policrome anch’esse, completano la decorazione. Nel vano della chiesa un particolare rilievo è stato dato al quadro della Consolata, collocato in alto, sulla parete di fondo e in modo da consentire ai fedeli di sfilare lentamente davanti senza disturbare l’aula. La convergenza prospetica nell’internoè accentuata dalle murature di tamponamento tra i pilastri, disposte in lieve obliquità planimetrica. Per il resto anche nell’interno domina la massima semplicità sia dal profilo architetonico che decorativo, restando il tutto affidato ai grandi pilastrie alle crociere di coronamento.

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